CIVICAMENTE MONTEVEGLIO

Il diritto-dovere di Partecipare

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Nuovo sito

Posted by CM su 16/12/2012

E’ online il nuovo sito di Civicamente Monteveglio. Se volete visitarlo potete cliccare QUI .

nuovo sito

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Risultati referendum fusione

Posted by CM su 27/11/2012

Risultati referendum — Assemblea legislativa. Regione Emilia-Romagna.

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Dichiarazione di voto…

Posted by CM su 16/11/2012

 

in merito alla proposta di emanazione di legge regionale

per la Fusione dei Comuni della Valsamoggia

Un soggetto politico responsabile di fronte alla comunità

Questo è un documento maturato e condiviso tra le liste civiche della Valsamoggia (Civicamente Bazzano, Monteveglio Bene Comune, Civicamente Monteveglio, Civicamente Crespellano, Gente di Castello) che partecipano al Coordinamento delle Liste dei Cittadini di Modena e Bologna.

Questo soggetto politico, che comprende una ampia rappresentanza di liste civiche nate sul territorio compreso tra il Samoggia e il Panaro, dove comuni sono molti dei problemi e delle esigenze degli abitanti, si è dato l’obiettivo di trovare soluzioni condivise fondate sul principio democratico, riguardanti la vita pubblica dei cittadini, la gestione dei beni comuni e del territorio.

Analizzando il percorso verso la fusione e il relativo studio di fattibilità, ci risulta difficile condividere qualcosa che non trova le ragioni del suo esistere nella risposta ad un’esigenza manifestata dalla cittadinanza. Questo percorso è stato presentato e condotto, già confezionato da un gruppo consigliare che detiene la maggioranza dei seggi in ogni comune, spacciandolo per un’esigenza imprescindibile per la sopravvivenza della vita delle nostre comunità.

Sorge quindi una domanda: quali spazi sono stati dedicati ad una analisi preliminare seria ed approfondita delle ragioni che ci dovrebbero condurre al nuovo assetto? Non parliamo di un esercizio accademico, peraltro costato non poche risorse, ma di quella naturale pratica di analisi dei bisogni, consultazione della comunità, co-progettazione con tutti gli attori in campo che purtroppo da decenni ormai ha lasciato spazio nei nostri territori ad una confusione drammatica tra democrazia rappresentativa e rappresentazione della democrazia.

Questa è evidentemente una scelta di maggioranza. Una maggioranza politica che si illude ancora di essere maggioranza sociale e che come tale si arroga  il diritto di forzare scelte fondamentali sulla scorta di una presenza nelle sedi istituzionali interpretata come una delega in bianco. Insomma chi c’è decide, e se vi bastano le poche centinaia di cittadini che hanno frequentato i talk-show di questi mesi per avere la certezza di rappresentare la Fusione come la priorità che le nostre comunità avrebbero individuato per affrontare il loro futuro, allora abbiamo veramente un’idea di democrazia molto diversa!

Un esempio di sostanziale criticità dello studio

Ma anche nel merito, gli elementi di debolezza e criticità che lasciano ampio spazio a dubbi e perplessità nelle nostre forze politiche e nella stessa cittadinanza sono molteplici. Un esempio per tutti: la ricerca di una motivazione economica al processo.

Dagli studi di fattibilità fatti (sempre studi e mai un PROGETTO!) si evince un dato importante. I 5 comuni che si vorrebbero fondere assieme presentano gravissimi stati di salute (chi più chi meno) sulle gestioni dei servizi alla persona (asili, sanità e servizi sociali), dei servizi al territorio (rifiuti, pianificazione urbanistica, …) e sulla robustezza delle finanze pubbliche; ma nonostante ciò, con grande spavalderia, si proclama di mantenere aperti comunque i 5 municipi, di inaugurare una nuova sede del municipio unico e, dulcis in fundo, di aprire nuovi sportelli URP (Calcara e Cà Bortolani) per  mantenere, “o addirittura migliorare”, l’efficienza dei servizi. I comuni presi a modello dagli studi, San Giovanni e Castelfranco, hanno UNA SEDE e non una miriade di microstrutture che, per loro natura, sono antieconomiche in una visione strettamente finanziaria della pubblica amministrazione! Inoltre anche la conformazione geografica dei due comuni di pianura, presi come esempio, è completamente diversa da una realtà pedecollinare come quella dei nostri territori. Come si può quindi dire che spenderemo meno nella gestione della macchina pubblica?

Abbiamo chiesto un conto economico, ma ad oggi questo non ci è ancora pervenuto.

La nostra impressione è che, invece che unire le efficienze, le virtù, i saperi, le culture ed i servizi dei vari comuni (peraltro in lenta e faticosa costruzione all’interno dell’Unione Dei Comuni Valle Del Samoggia), si proceda verso un’aggregazione delle criticità di questi, puntando esclusivamente sulla affannosa rincorsa all’ottenimento dei fondi statali e regionali destinati alle fusioni (mai come ora di valore imprecisato ed in forte discussione). Questa è l’unica cosa che viene ripetuta chiaramente dai Sindaci ad ogni occasione.

Ad oggi, giorno in cui dobbiamo dare il nostro voto in consiglio comunale, siamo davanti ad un sostanziale NULLA.

Un irrisorio risparmio dei costi della politica (attuabile già da ora se i Consiglieri, gli Assessori e i Sindaci rinunciassero rispettivamente ai gettoni di presenza e ad una quota parte degli indennizzi riscossi) divorato e scavalcato da un incalcolabile aumento di spesa per costruire i nuovi servizi fusi, riscrivere la segnaletica stradale dei 5 comuni, riorganizzare gli spazi delle strutture esistenti, realizzare e poi mantenere la struttura (sia essa un nuovo fabbricato od un edificio esistente ristrutturato) che ospiterà la sede del Comune Unico, formare il personale ecc.. spese che ad oggi non sono quantificate e che si spera di coprire con i contributi di stato e regione.Ma se quegli ipotetici soldi vengono assorbiti da tutto questo, come faremo a dare risposta anche alle criticità ESISTENTI che si propone di risolvere proprio grazie a quei contributi destinati alla fusione dei comuni?

E poi la preoccupante contrazione di rappresentatività dei cittadini nel nuovo consiglio comunale: siamo davanti a risparmi sui costi della politica o sui costi della democrazia?

Non un “NO” a priori:

l’alternativa sempre proposta

Come previsto dall’art.16 della legge regionale n. 10/2008 sulle misure di “riordino territoriale”, che al comma b) cita: “promozione delle Unioni di Comuni quali livelli istituzionali appropriati per l’esercizio associato delle funzioni e dei servizi e per la più efficace e stabile integrazione sul territorio delle politiche settoriali”; l’Unione dei Comuni, deve essere il laboratorio nel quale sperimentare una futura buona amministrazione “unica”.

La nostra proposta è sempre stata quella di ottemperare alla norma di cui sopra unificando TUTTI I SERVIZI nell’ESISTENTE Unione dei Comuni e costruire all’interno di questo contenitore  le sinergie, le efficienze, la formazione del personale e le economie di scala. Solo ultimato questo percorso si potrà iniziare una discussione aperta e partecipata sulla fusione dei territori. Noi non siamo mai stati contrari. Non siamo però favorevoli a fare salti nel buio trascinando con noi chi rappresentiamo.

Il metodo della ricerca del consenso e non della costruzione condivisa

Fin dall’inizio è stato scelto consapevolmente di non coinvolgere tutte le forze politiche. Solo in un secondo momento, dietro richiesta, queste sono state chiamate in riunioni ristrette – invece che aperte a tutti – e con impossibilità di rapporto paritario, vietandone l’intervento di esperti. E’ stato fatto solo un discorso di illustrazione di uno studio già preconfezionato, non è mai stata fatta una seria discussione preliminare con la cittadinanza, l’unica vera fonte da cui trarre le reali esigenze della comunità, quelle, in sostanza, che dovrebbero essere prese in considerazione nella realizzazione di un vero progetto.

Di metodologie e regole condivise, secondo le quali fare eventuali scelte operative o istituzionali, non se ne parla, né se n’è mai parlato, neanche con le altre forze politiche.

Sono già stati decisi tempi e scadenze (esito finale entro le prossime elezioni), senza ovviamente condividerli con coloro che ne subiranno in prima persona le conseguenze: i cittadini. Secondo noi i tempi per portare in porto l’operazione non possono essere previsti a priori e quelli prefissati ci sembrano decisamente stretti. Per noi vale il principio che per fare bene le cose è necessaria un’adeguata consapevolezza e compartecipazione, non è dunque possibile porsi scadenze temporali se si desidera fare un buon lavoro, visto soprattutto l’importanza e la platea coinvolta da questo epocale cambiamento.

Partecipazione a senso unico

Altra questione spinosa è il referendum da indire entro la fine dell’anno. Riteniamo, con rammarico, che la scelta dell’abolizione del quorum al referendum sia stata fatta esclusivamente nell’interesse dell’ottenimento di un preciso obiettivo da parte di questa maggioranza. Ciò è infatti confermato dal fatto che, in caso di percorso a ritroso, il referendum continuerebbe ad avere invece l’obbligatorietà del raggiungimento del quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto.

Un “no” ad un percorso senza chiarezza di motivazioni e di metodo partecipativo

Questa operazione non può far altro che diminuire la fiducia, che dovrebbe essere la base per un eventuale e, per questo, ancora più impossibile, percorso comune.

In conclusione: i modi e ai tempi con cui finora questa proposta di Comune unico è stata fatta e gestita, le criticità ed insufficienti motivazioni contenute nello studio di progetto finora proposto, la perdita di una grande occasione di democrazia e di riprogettazione del nostro futuro di vallata ci conducono ad un convinto voto contrario alla richiesta di legge regionale sulla fusione dei nostri comuni e ci impegnano nel condurre accanto a tutti i cittadini dei nostri territori un percorso alternativo di consapevolezza e di responsabilità di fronte alle future tappe di questo processo che ci viene imposto.

Aprile 2012

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LA FUSIONE CHE NON VOGLIAMO

Posted by CM su 16/11/2012

 

DICONO CHE CI SARANNO PIU’ RISPARMI, MA CI POSSIAMO FIDARE?

Per avere più risparmi bisogna considerare i costi futuri.

Nessuno dice quali possono essere le spese che si devono affrontare, né i promotori della fusione vogliono discuterne.

Con i soldi che lo Stato e la Regione ci regalano per un tot di anni (ma quanto durerà la pacchia) si potrebbero fare investimenti  (scuole, piscine centri sociali ecc.. ): nessuno sa quali e nessuno può metterci il naso e fare proposte.

QUANDO FINISCE IL PERIODO DI VACCHE GRASSE, DOPO TOT ANNI, BISOGNA TIRARE LA CINGHIA E TAGLIARE.

DICONO CHE CI SARANNO MENO COSTI PER LA POLITICA, MA NE VALE LA PENA?

Se si considerano i costi della politica del nuovo Comune il risparmio è di 180.000 euro.

In più bisognerà aggiungere i costi per mantenere i consigli delle municipalità.

NON È UN GRAN RISPARMIO!

 

La costituzione di un nuovo Comune non può essere guidata solo da una maggioranza (o da una parte soltanto) delle forze politiche operanti in vallata.

Occorre un atteggiamento di ascolto e paritario almeno su alcuni temi, questo comunque.

Inoltre constatiamo anche che le forze di maggioranza, per ora non hanno sempre raggiunto grossi risultati:

-hanno speso soldi senza risultati (non hanno fatto ancora la scuola di Crespellano e di Monteveglio),

-hanno impedito qualunque contributo alla pari,

-hanno fatto male alcuni servizi sovra comunali (vigili, sportello unico),

-hanno unificato solo il 10% dei servizi nell’Unione dei Comuni.

NON SONO CAPACI DI UNIFICARE SERVIZI E VOGLIONO FARE LA FUSIONE!

I LORO ARGOMENTI NON SONO SUFFICIENTI: CI VUOLE TEMPO E APPROFONDIMENTO E PARTECIPAZIONE!

FANNO TUTTO LORO E IMPEDISCONO DI ENTRARE NEL MERITO, ALLORA LA FUSIONE È UNA COSA LORO, SE LA TENGANO!

DICIAMO NO A QUESTA FUSIONE!

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NO FUSIONE

Posted by CM su 12/11/2012

Al referendum sulla Fusione dei Comuni noi votiamo NO

NO al metodo– perché non è stata una decisione presa dal basso come continuano a ripeterci i nostri Sindaci – i cittadini non sono stati coinvolti in nessun modo – il referendum non doveva essere l’unico momento di consultazione ma la fase finale di un percorso condiviso con la cittadinanza.

NO al merito– perché non esiste un vero progetto di Fusione – si è presentato uno studio di fattibilità che non approfondisce i nodi critici e non propone soluzioni organizzative ma si limita a presentare dei modelli astratti.

NO alla strategia– perché non esiste una strategia che individui la vocazione che dovrebbe avere un  territorio di 30.000 abitanti e 178 kmq, già provato da uno scellerato consumo del territorio e da un pesante inquinamento ambientale – non c’è chiarezza su quali risposte saranno date alle esigenze della cittadinanza in termini di servizi alle famiglie e alle attività produttive.

NO a questi politici– perché non crediamo che questi Amministratori, che non sono stati in grado di gestire prima la Comunità Montana e poi l’Unione dei Comuni, siano in grado di governare la complessità della nuova (eventuale) realtà Amministrativa.

Più di 5 motivi per dire No alla Fusione dei 5 Comuni della Valle del Samoggia

1) Quali economie di scala?Prendiamo ad esempio i Servizi Assistenziali di base.  Oggi, un bimbo disabile con copertura totale, ha diritto per legge ad un insegnante di sostegno ed un educatore. Anche in un comune di 30 mila abitanti, questo DIRITTO rimane invariato. Quindi è FUORVIANTE parlare di economie di scala in enti che erogano servizi ai cittadini; quando il numero di abitanti aumenta, le prestazioni da garantire, aumentano in modo direttamente proporzionale.

Lo stesso discorso vale per gli URP.

2) Gli incentivi statali e regionaliprevisti, ma non sicuri, € 1.800.000 per dieci/quindici anni (importo che dovrà essere ridotto del contributo erogato all’Unione dei Comuni, pari attualmente a 450.000 euro annui), non serviranno a migliorare i servizi ma, in parte, a coprire i nuovi e maggiori costi di gestione del nuovo Comune e, per l’altra parte, a sanare  debiti e pagare gli interessi passivi dei comuni, in special modo quelli montani.

3) Nuovi e maggiori costi per il personale per  l’assunzione di una nuova figura, il direttore generale, e per la creazione di nuove figure dirigenziali. In questo modo aumenteranno i costi per la catena di comando, diminuendo così le risorse e quindi l’efficacia della rispostaorganizzativa.

Costi maggiori, dunque, con servizi peggiori.

4) La rappresentatività sarà davvero misera: oggi i cittadini di ciascun comune sono rappresentati da 16 consiglieri, tra maggioranza e minoranza: col comune unico 11 consiglieri dovranno rappresentare 30.0000 cittadini. La democrazia subirà un’amputazione e non di bilancio, visto che i consiglieri costituiscono un costo davvero poco significativo sui bilanci dei comuni. Certamente la voce dei “governati” farà più fatica a raggiungere le orecchie dei “governanti”. Inoltre la parvenza di rappresentatività prevista dai Consigli di Municipio sarà molto limitata visto che avranno solo funzioni consultive  nell’ambito del nuovo Consiglio Comunale.

5) Quale sarà il Comune Capoluogo?Non è mai stata data risposta a questa domanda dichiarandola di scarso rilievo, noi non lo pensiamo e riteniamo la cosa un importante obiettivo già deciso ed elettoralmente blindato!

6) Efficienza dei servizi. Si porta ad esempio il servizio di scuola bus: se un autista andrà in  pensione – dicono – col comune unico sarà comunque garantito lo stesso attuale servizio.

Già oggi basta regolare il servizio a livello di Unione, come previsto dalla Convenzione approvata in tutti i Consigli Comunali, ma che non ha poi trovato applicazione pratica.

….potremmo continuare ma se ci pensate ad ognuno vengono in mente altri motivi e dubbi su questa operazione.

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